11/04/2014

L’UE lancia una piattaforma europea per prevenire il lavoro sommerso


La Commissione europea ha proposto di istituire una piattaforma comune tra i paesi dell’Unione per prevenire e scoraggiare l’uso del lavoro sommerso. La piattaforma riunirà diversi organismi nazionali impegnati nella lotta contro il lavoro sommerso, un fenomeno che reca grave pregiudizio alle condizioni lavorative, alla concorrenza leale e ai bilanci pubblici.

Il lavoro sommerso priva i lavoratori della protezione sociale, mette a rischio la loro salute e sicurezza e abbassa gli standard lavorativi” “, ha commentato László Andor, Commissario UE responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione. “Pregiudica inoltre la concorrenza leale tra le imprese e fa vacillare la sostenibilità delle finanze pubbliche e dei sistemi di sicurezza sociale. In conclusione, sono tutti a perderci. Questo è il motivo per cui la Commissione è pienamente impegnata a sostenere gli Stati membri nella lotta contro questa piaga al fine di proteggere i lavoratori, creare condizioni eque per le imprese e salvaguardare i gettiti fiscali.”

Secondo un’indagine Eurobarometro, nel 2012 circa un cittadino europeo su dieci (11%) ha acquistato beni o servizi legati al lavoro sommerso mentre il 4% ha svolto un lavoro in nero, quindi lecito ma non dichiarato alle autorità.

La nuova piattaforma riunirà tutti gli organismi di contrasto al lavoro sommerso, dagli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, alle autorità fiscali, a quelle preposte alle politiche migratorie nonché altri stakeholder, come i rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori a livello di UE. Secondo la proposta della Commissione, tutti gli Stati membri dovranno far parte della piattaforma, visto che il lavoro sommerso è un problema che li riguarda da vicino e soprattutto perché la partecipazione congiunta è fondamentale per affrontare questioni trasnfrontaliere.

Finora il lavoro sommerso a livello UE è stato trattato in modo sporadico e non coordinato, limitato solo all’apporto di comitati e gruppi di lavoro.

La nuova piattaforma:

  • costituirà una tribuna in cui gli esperti potranno condividere informazioni e pratiche ottimali ampliando così il numero limitato di contatti di cui si disponeva finora;
  • esaminerà gli strumenti nazionali e dell’Unione utili per affrontare problemi comuni, come ad esempio la problematica correlata del lavoro autonomo fittizio e del lavoro sommerso nelle filiere dei subappalti;
  • affronterà gli aspetti transfrontalieri esaminando ad esempio il modo per migliorare gli scambi di dati tra le amministrazioni nazionali;
  • rafforzerà la cooperazione operativa ad esempio tramite sessioni di formazione comuni, scambi di personale e ispezioni congiunte;
  • svilupperà principi e orientamenti comuni per le ispezioni relative al lavoro sommerso;
  • farà opera di sensibilizzazione sul problema grazie ad attività condotte di concerto, come ad esempio campagne europee e strategie regionali o comuni.

La proposta di decisione volta a istituire una piattaforma europea sarà ora inviata al Parlamento europeo e al Consiglio per adozione.

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